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Dalle differenze s’impara. Documento della commissione internazionale anglicano-cattolica

5 July 2018 • Permanent link: iarccum.org/?p=2947

Welcoming Christ, a sculpture above the main north door of Liverpool Cathedral. Credit: Wikimedia Commons
Welcoming Christ, a sculpture above the main north door of Liverpool Cathedral. Credit: Wikimedia Commons
L’Osservatore Romano

La differenza non è più motivo di sospetto o di rimprovero, ma è soprattutto un’opportunità arricchente per l’ascolto reciproco, l’apprendimento e la conversione. È questo lo spirito innovativo che sottende il nuovo documento adottato dalla Commissione internazionale anglicana-cattolica. Si tratta della prima dichiarazione concordata della terza fase di dialogo ufficiale, nota anche come Arcic III.

Il documento, intitolato Walking Together on the Way: Learning to Be the Church – Local, Regional, Universal (Camminare insieme sulla strada: imparare a essere la Chiesa – locale, regionale, universale) è stato concordato nel corso di una riunione svoltasi a Erfurt, in Germania, nel 2017, ma è stato diffuso il 2 luglio scorso dopo sette anni di riunioni e consultazioni congiunte.

Il lavoro, è stato spiegato, ha seguito la metodologia dell'”ecumenismo ricettivo”, nel senso che nel documento ciascuna parte riconosce le difficoltà e le tensioni presenti negli strumenti di comunione che operano a vari livelli nella Chiesa e tenta di individuare ciò che può essere appreso in maniera positiva dagli altri partner ecumenici. In questo senso, il co-presidente cattolico, l’arcivescovo di Birmingham, Bernard Longley , e il co-presidente anglicano, l’arcivescovo David Moxon, hanno messo in rilievo che il documento ha cercato di sviluppare le questioni dell’autorità e della comunione ecclesiale «in un modo nuovo». Infatti, comprendere come la Chiesa cattolica e la Comunione anglicana strutturano l’esercizio dell’autorità a livello locale, regionale e globale diviene in qualche modo fondamentale anche per capire come ogni realtà discerne il suo insegnamento e le sue pratiche anche su questioni cruciali in materia di etica e di teologia morale.

Longley e Moxon spiegano che il documento esamina le strutture che ogni Chiesa impiega per mantenere la sua comunione globale con l’obiettivo di comprendere quanto realmente questi strumenti siano al servizio dell’unità. «Questo compito — affermano — richiede una valutazione sincera: il coraggio di guardare a noi stessi onestamente e di imparare dall’altro».

Questa prima dichiarazione concordata da Arcic III «rappresenta un importante passo avanti metodologico e sostanziale per l’ecumenismo cattolico-anglicano», ed è anche «al servizio della riforma ecclesiale sia nella tradizione anglicana che nella tradizione cattolica», ha dichiarato a Catholic News Service, Paul Murray, membro cattolico della commissione e docente di Teologia presso la Durham University nel Regno Unito.

Il documento, che la commissione stessa indica come semplice testo destinato alla discussione, è diviso in sei capitoli, tre dei quali esaminano come ogni chiesa esercita l’autorità a livello locale, regionale e mondiale. Un punto centrale di questo esame è il modo in cui le due comunità ecclesiali bilanciano il loro processo decisionale tra i livelli locali e quello universale. Il documento, per esempio, menziona come nella Comunione anglicana, a differenza che nella Chiesa cattolica, le diverse province sono in grado di prendere decisioni sulla condivisione dell’Eucaristia con altre Chiese. «Questa differenza tra le nostre due tradizioni — afferma il rapporto — va al cuore di una differenza di comprensione e della struttura tra la Chiesa cattolica romana e le Chiese della Comunione anglicana».

Il documento esamina anche le tensioni nella pratica della comunione all’interno di ogni Chiesa, a volte presentando separatamente le prospettive anglicana e cattolica, rendendo quindi ancora più chiaro quando ogni chiesa parla specificamente della propria esperienza.

Tra le considerazioni contenute nel rapporto di 68 pagine ci sono anche domande su come la Chiesa cattolica possa imparare dall’esperienza anglicana. «La pratica anglicana di attribuire un ruolo deliberativo ai sinodi e all’autorità investitrice negli strumenti regionali di comunione indica che il Sinodo dei vescovi potrebbe avere un ruolo deliberativo e suggerisce ulteriormente la necessità per la Chiesa cattolica romana di articolare più chiaramente l’autorità delle conferenze episcopali». In questa prospettiva, come ha sottolineato il teologo Ormond Rush, presentando il testo per conto del Pontificio consiglio per la promozione dell’unità dei cristiani, «vi sono molti parallelismi tra le possibilità di apprendimento recettivo per la Chiesa cattolica» proposte dal documento della commissione e «la visione di Papa Francesco per il rinnovamento e la riforma secondo il concilio Vaticano II. In altre parole, la tradizione anglicana ha molto da offrire per trasformare il Concilio in realtà»

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